Chiudo gl’occhi.

Si, chiudo gli occhi e torno a tre anni fa, all’inizio della mia prima vera storia d’amore. Chiudo gl’occhi e mi passano davanti tutti i momenti che ho passato con loro, perchè, il primo amore della mia vita, sono le mie migliori amiche. In questo momento difficile, in cui siamo tutte lontane l’una dall’altra per motivi diversi, ripenso a quello che in passato ci univa. Ripenso a tutti i sabati sera, alle risate da farsi la pipì addosso, ripenso alle prime ubriacate, al vomito, alle cazzate, ripenso ai lunedì mattina traumatici dopo essere tornate a casa alle sei di domenica. Ricordo i pomeriggi al parco, le corse per non arrivare in ritardo, le mille sigarette fumate a parlare di cazzate e di discorsi seri. Ricordo la prima che ha pianto perchè era stata lasciata, la prima che ha fatto l’amore, ricordo le litigate più brutte e tutte le volte che siamo riuscite a fare pace. Soprattutto però ricordo i sorrisi e gli abbracci, ricordo le frasi e i messaggi, le mille foto, le infinite figure di merda. Ricordo tutti i compleanni passati insieme, i capodanni. Ricordo che loro erano la mia famiglia. Mi ricordo anche dell’estate passata tra il lunapark di martedì e giovedì e il sabato la discoteca, mi ricordo le brioches la domenica mattina tornando a casa a piedi stanche morte ma con il sorriso, ricordo i panini mangiati fuori dalle discoteche e i giubbotti lasciati a un paninaro per non fare la fila del guardaroba. Ricordo i pomeriggi i motorino, i viaggi senza casco, tutte le dimostrazioni di affetto. Ricordo l’ansia tutti i sabati di vederci, perchè il sabato pomeriggio era il giorno per noi. Ricordo le volte che abbiamo rischiato tanto, ricordo gli amici per cui abbiamo avuto paura e che abbiamo visto cadere sempre più in basso. Ricordo le persone che ci vedevano e che dicevano chissà quelle sette ragazze, con dei caratteri tutti così forti e diversi come cazzo fanno ad essere così amiche.
Ricordo di averle chiamate sorelle, amori, perchè così era, e forse è tutt’ora. Loro sono la mia famiglia anche se questo è un momento di crisi. Io ci credo che prima o poi torneremo insieme, come accade a casa per il pranzo della domenica.

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Una domenica e un litigio come tanti altri.
Questo, forse, il modo migliore per descrivere il momento in cui sono cambiata.
Prima d’allora non avevo mai permesso a nessuno di avvicinarmi quel tanto che bastava per farmi vacillare e conseguentemente crollare perché si sa, noi essere umani siamo fatti di carne e abbandoni.
Da allora, ogni ritardo, ogni mancanza, ogni partenza porta via un po’ di me che non ritrovo più.

in-un-universo-parallelo:

Quanto mi manchi..

(Fonte: imgfave, via pezzodicielo3)